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Pensioni, come si calcolano gli importi a marzo? Occhio a non fare errori: chi ci guadagna

Questa variazione fiscale comporta effetti significativi per i pensionati con redditi più elevati, modificando gli importi
Il nuovo regime di tassazione Irpef sulle pensioni (www.roadrunnerrecords.it)

A partire da marzo, l’INPS ha ufficializzato una modifica importante nel calcolo della pensione netta, causa aliquote Irpef.

Questa variazione fiscale comporta effetti significativi per i pensionati con redditi più elevati, modificando gli importi effettivamente percepiti.

L’aggiornamento prevede una riduzione dell’aliquota dal 35% al 33% per la porzione di reddito pensionistico che si colloca nel secondo scaglione. Si traduce quindi in una diminuzione del 2% sull’imposta dovuta per quella fascia di reddito, con un impatto diretto sull’importo della pensione netta.

Questa revisione interessa esclusivamente i pensionati con un reddito annuo lordo superiore ai 28.000 euro. Per chi si trova appena oltre questa soglia, il vantaggio economico si presenta però piuttosto contenuto. Ad esempio, un pensionato con una pensione lorda annua di 30.000 euro vedrà una riduzione fiscale applicata solo su 2.000 euro, con un risparmio complessivo di circa 40 euro all’anno, che si traduce in pochi euro al mese.

Come si calcola la pensione netta da marzo 2026

La pensione, come gli altri redditi da lavoro, è soggetta a tassazione Irpef. Tuttavia, i pensionati non versano direttamente le imposte: l’INPS agisce come sostituto d’imposta trattenendo mensilmente le somme dovute e versando sul conto corrente l’importo netto. Questo meccanismo garantisce una gestione fiscale automatica e una semplificazione per i percettori di pensione.

Con l’introduzione della nuova aliquota, il calcolo dell’importo netto cambia soprattutto per chi si colloca nel secondo scaglione di reddito. L’INPS applicherà la nuova aliquota del 33% sul reddito pensionistico che supera i 28.000 euro fino a 50.000 euro, mentre per i redditi inferiori a questa soglia rimarranno valide le aliquote precedenti.

Il vantaggio fiscale interessa in primo luogo pensionati con assegni medio-alti, cioè coloro che percepiscono oltre 28.000 euro lordi

Chi può beneficiare della riduzione fiscale e chi resta escluso (www.roadrunnerrecords.it)

Il vantaggio fiscale interessa in primo luogo pensionati con assegni medio-alti, cioè coloro che percepiscono oltre 28.000 euro lordi all’anno. Per chi ha una pensione più bassa, sotto questa cifra, la tassazione resta invariata e non è previsto alcun aumento dell’importo netto.

Va inoltre sottolineato che la riduzione dell’aliquota Irpef si applica esclusivamente alla parte di reddito all’interno del secondo scaglione e non sull’intero importo della pensione. Questo significa che per pensioni molto elevate il risparmio si fa più consistente, mentre per assegni appena sopra la soglia il beneficio è contenuto.

In termini pratici, un pensionato con una pensione lorda di 40.000 euro avrà un risparmio fiscale più significativo rispetto a uno con assegno di 30.000 euro, poiché la riduzione del 2% si applicherà su una quota di reddito più ampia, fino a un massimo di 22.000 euro.

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