THE PARLOR MOB fanno un rock and roll grezzo in cui sono inseriti elementi moderni. E' abbastanza appropriato che la band abbia preso il nome da una famosa gang del diciannovesimo secolo. Intorno a metà del 1800, gli storici teppisti di New York erano stati ingaggiati da altre gang di strada per incitare le risse. Oggi questi cinque rinnegati musicali fungono da scintilla per un'esplosione fatta di riff prolissi, testi ispirati e di un groove liscio ma rauco.
Con il loro album d'esordio su Roadrunner Records "And You Were A Crow" il quintetto del New Jersey evoca una mistica vibrante ed una fumosa sensibilità blues. La traccia principale, “Can't Keep No Good Boy Down” è piena di energia enigmatica. Il brano miscela riflessive note di pianoforte con una potente melodia acustica e le parti vocali, contagiose ma velate, sono ipnotiche. In “Hard Times” riff di chitarra frastagliati aprono la strada a un ritornello molto orecchiabile. I chitarristi Dave Rosen e Paul Ritchie scaricano serpentine linee di chitarra attraverso le ritmiche create dal bassista Nick Villapiano e dal batterista Sam Bey. Al centro troviamo il frontman Mark Melicia con i suoi testi carichi di emotività. In “Angry Young Girl” e “Everything You're Breathing For” potete sentire risuonare la sua voce potente. La band, che affina egregiamente la quintessenza del rock and roll new yorkese con elementi freschi e moderni, spalanca le porte di un nuovo genere.
Sam e Paul hanno formato THE PARLOR MOB nel 2004, poco prima di finire le scuole superiori. Grazie ad alcuni concerti nella East Coast e alcuni brani autoprodotti, la band è riuscita ad ottenere un certo successo a livello locale. Va detto che il gruppo è sempre andato orgoglioso di avere le proprie radici in New Jersey. Nick afferma “Penso che molto del nostro atteggiamento sia dovuto al fatto che veniamo da lì, pur avendo comunque una nostra personalità precisa.” Nel 2006 l'identità di THE PARLOR MOB comincia a prendere forma quando la band decide di dare un atmosfera mistica ai propri brani incorporando racconti nella propria musica. Le loro canzoni contagiose non mostravano alcun rispetto per le convenzioni che si applicavano a quel genere. La musica e la grande carica in sede live hanno permesso alla band di firmare un contratto con Roadrunner nell'estate del 2007.
Nessuno meglio di Mark può descrivere il sound della band: “E' rock and roll rivisitato in stile contemporaneo. Raccontiamo storie sia sul piano musicale che su quello dei testi. In questo album abbiamo cercato di ottenere una certa coesione. Mi sono stupito di quanto sia stato semplice farlo.” Mark invita l'ascoltatore con voce visiva che necessita più ascolti. Un brano tra tutti, “When I Was An Orphan” evoca un immaginario molto chiaro con un corvo al centro. Mark spiega “Il corvo è una metafora ricorrente. Rappresenta alcune cose della nostra vita. Quella frase in particolare riassume tutto il disco, pur dando spazio alla libera interpretazione.” Nick aggiunge “Siamo frutto di questa generazione. L'album parla delle nostre vite fino ad oggi, e ne scaturisce molto affetto”. La voce di Mark attraversa tutto lo spettro del suono – melodie acustiche cupe e ritornelli impetuosi che scatenano l'inferno. L'album si estende dalla pesante “Carnival of Crows” alla contemplativa “Can't Keep No Good Boy Down”.
THE PARLOR MOB hanno registrato "And You Were A Crow" nell'autunno del 2007 con il produttore Jacquire King (Tom Waits, Kings of Leon, Modest Mouse). La band si è trasferita ad Asheville, North Carolina, dando luce ai brani dell'album all'interno dell' Echo Mountain Recording studio. Jacquire è stato con la band tutto il tempo ed è entrato a far parte della famiglia THE PARLOR MOB. “E' diventato il sesto membro della band”, spiega Mark. “Ha avuto un ruolo quasi paterno. Era lì per noi. Ha tirato fuori il meglio da tutti noi, e ha preso il suo lavoro molto seriamente. E' stato davvero bello.” Dave continua “Ha investito molte delle sue emozioni nel disco. Questi brani emotivamente sono molto importanti per noi, li sentiamo vicini. E Jacquire si è sentito allo stesso modo.”
Durante la composizione dei brani la band dà molta importanza ai dettagli. Ogni elemento diventa un pezzo fondamentale per comporre un insieme più grande. Dave afferma “In questo disco ci sono un sacco di cose che verranno fuori piano piano se usate un buon impianto stereo. Abbiamo voluto scrivere un album completo che sia sempre interessante da ascoltare. Volevamo andare oltre i limiti ed esplorare molti orizzonti sonori diversi. Vogliamo che la gente si riappassioni alla musica rock.” La epica “Tide of Tears” esalterà tutti i veri fan della musica con quasi nove minuti di estasi sonora dinamica.
Ma è sul palco che THE PARLOR MOB danno il meglio di sé, e questi ragazzi mettono il cuore in ogni loro esibizione. “Ci piace tantissimo mettere in piedi un bello spettacolo e far divertire”, afferma Dave. “Non ci concentriamo per cercare di riprodurre esattamente il disco dal vivo. Per noi si tratta di una forma espressiva libera. Ci consideriamo una live band, e la gente deve poter percepire tutta la nostra energia.” La band ha ancora molti tour all'orizzonte, e porterà la propria energia in giro per il mondo.
In conclusione, THE PARLOR MOB sono una band rock and roll. Hanno scelto di rompere le convenzioni e gli schemi per spingersi sempre oltre i limiti. Possono anche suonare in acustico. Nick afferma “Una delle cose che la gente si dimentica del rock and roll è che questo genere ti permette di fare ciò che vuoi, fregandotene di quello che pensa la gente.” Questa frase rappresenta perfettamente l'attitudine della band nei confronti della musica. Mark conclude “Vogliamo scrivere una musica che sia il più possibile creativa. I brani riflettono ciò che succede attorno a noi. L'arte dovrebbe essere sempre lo specchio dei tempi. Non cerchiamo di salire su un pulpito e fare delle prediche. Vogliamo essere il riflesso dell'attuale esperienza umana. E' tutto ciò che possiamo fare.”
Non c'è dubbio. Questi MOB spaccano.
Mark Melicia – voce
Dave Rosen – chitarra
Paul Ritchie – chitarra
Nick Villapiano – basso
Sam Bey – batteria












