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Membri
Jared MacEachern
Zeff Childress
Derek Anderson
Jeremy London
Ancor prima dell'uscita del debut album, Road To Bloodshed, il quartetto metal di Asheville (NC) Sanctity aveva conquistato il rispetto e i riconoscimenti di due generazioni di importanti artisti del panorama heavy metal. Uno su tutti, il frontman dei Trivium, Matthew K. Heafy. Matt vide i Sanctity in concerto e rimase senza parole al punto di proporsi per aiutarli a trovare un contratto discografico. Poi fu la volta di Dave Mustaine dei Megadeth, che vide un live dei Sanctity durante un loro show con i Dragon Force, e offrì loro un posto nel bill della seconda edizione del Gigantour festival (organizzato proprio da Dave). “E' venuto nel backstage e ci ha chiesto di persona di partecipare al suo show", ricorda il batterista Jeremy London. "E' stato un tale onore per noi... Siamo grandissimi fan dei Megadeth e Dave è stato uno dei nostri idoli." E' facile capire perché i più grandi nomi del metal apprezzino i Sanctity. Road To Bloodshed, il debut album della band, è una miscela violenta di thrash tecnico e metal old school suonato con il giusto atteggiamento e con coraggio da vendere. I pezzi, caratterizzati da chitarre metalliche, beat pesanti e vocals rumorose, uniscono arrangiamenti complessi e abilità tecnica a groove pesanti e ritornelli indimenticabili. “Siamo cresciuti ascoltando i Metallica, i Megadeth, gli Slayer e i Pantera, e nessuno al giorno d'oggi suona più in quel classico stile thrash,", aggiunge London. "Ma allo stesso tempo, ci piace scrivere canzoni attuali, che possano durare nel tempo.” In una scena metal sempre più letargica, Road to Bloodshed è una vera e propria botta di adrenalina, e segna una pagina importante nella storia del metal. In “Beneath The Machine” e “Zeppo” (tra i pezzi preferiti dei fan) ritroviamo vocals violente e armoniose, accompagnate da chitarre veloci e cruncy, beat martellanti e spunti melodici. “Seconds” si apre con Jared MacEachern che canta "Your life is ending seconds at a time", prima di lanciarsi in un turbinio violento e frenetico di chitarra e batteria. Si passa poi a “Billy Seals”, che fa seguire ad un intro sinfonico un ritmo elettronico feroce quanto una mitragliatrice e riff thrash indimenticabili. “Tutto ciò che facciamo rientra all'interno di uno sforzo collaborativo, ” spiega London a proposito della fusione di canzoni eterogenee. “Di solito (il chitarrista) Zeff (Childress) ci propone un riff, poi io e lui cominciamo a lavorare insieme sul pezzo. Successivamente Jared si unisce a noi e ci aiuta a dargli forma, dandogli una voce dinamica.” “La maggior parte dei pezzi richiede uno stile vocale molto aggressivo, ma abbiamo anche un lato melodico”, aggiunge MacEachern. “Ho cantato nel coro della chiesa dai 5 ai 13 anni, quindi cerco di metterci anche uno stile più melodico." Una delle ragioni che rendono i Sanctity così precisi e in sintonia è l'amicizia che lega Childress e London sin dalla prima elementare. Hanno suonato insieme per anni, ed in seconda media formarono una band. Ognuno di loro ha militato in diverse band, suonando vari stili, fino a quando in seconda superiore decisero di suonare di nuovo insieme e fare quel tipo di musica di cui andavano veramente fieri. "Io facevo parte di una rock band del sud e non ne potevo più. Zeff ed io decidemmo di iniziare a fare del metal." ricorda London."Io suonavo il basso a quel tempo, e lui mi fece cambiare strumento. Passai alla batteria.” Nei due anni e mezzo che seguirono i Sanctity cambiarono diversi cantanti e bassisti, e suonarono spesso a livello locale. Fino a quando non arrivò la svolta: MacEachern vide uno dei loro live nel suo college. “Rimasi immediatamente senza parole,”, afferma. “Era emozionante vederli sul palco, ed io cominciai a farmi prendere dalla loro musica. Così salii sul palco e cantai con loro “Creeping Death” dei Metallica. Scattò subito la scintilla. Dopo lo show mi dissero “Hey, ci serve un cantante. Ti andrebbe di provare?” Così mi ritirai dal college e entrai a far parte della band.” I Sanctity scrissero un po' di pezzi, pubblicarono un paio di EP autoprodotti e cominciarono a portare in giro la loro musica, realizzando 190 date solo nel 2005. In uno dei concerti suonarono di supporto ai Trivium ed ai Fear Factory, e prima di salire sul palco, chiesero ai Trivium di ascoltare i loro pezzi e di esprimere qualche critica costruttiva. Fortunatamente c'era ben poco da criticare e i Trivium furono ben più che costruttivi. “Quei ragazzi ci sono piaciuti un sacco sin dal loro primo album, quindi il loro feedback era molto importante per noi,”, spiega London. "Heafy ci ha raccomandati a Monte Conner della Roadrunner. Monte ci chiamò e noi gli inviammo i nostri due EP ed anche un nostro DVD.” A Conner piacque molto la loro musica e chiese ai Sanctity di scrivere alcuni nuovi pezzi e registrare per lui un demo di alta qualità. London chiamò Heafy, che li mise in contatto con il produttore dei Trivium, Jason Suecof. “Tenemmo un grande show per racimolare i soldi necessari a registrare il demo,” continua London. "Vennero 600 persone. Per trovare l'altra metà dei soldi necessari chiedemmo un prestito. Dopo di che siamo entrati in studio con Jason e abbiamo scritto “Zeppo”, “Seconds” e “Lost to Ego”. Poi abbiamo spedito il tutto a Monte. “I pezzi gli erano piaciuti davvero tanto, ma ci disse che aveva bisogno di sentire ancora altre tracce, per capire quale direzione stava prendendo la nostra musica. Rientrammo in studio con Jason per scrivere altre quattro canzoni.” Quelle tracks, "Road to Bloodshed", "Once Again", "Brotherhood Of Destruction" e "Billy Seals" rivelarono grande maturità artistica e dimostrarono che i Sanctity erano in grado di creare ottima musica. Dopo questa ennesima prova, Conner prese un aereo e li raggiunse per parlare con loro faccia a faccia, e gli propose un contratto con Roadrunner. Con un contratto in mano, i Sanctity tornarono nello studio di registrazione di Seucof a Sanford, Florida, per finire di scrivere il loro primo full album. Lungo la strada persero il loro bassista e ripresero Derek Anderson, che era già stato precedentemente membro della band. Ma non fu questo a bloccare la creatività della band per quasi un mese. "Eravamo immersi nella stesura dei nuovi brani, ma alla fine andammo contro noi stessi. Eravamo troppo tesi,"spiega MacEachern. "Così decidemmo di prenderci una settimana di pausa per rilassarci. Lasciammo fare tutto alla musica. E da quel momento tutto andò liscio.” Dopo aver ultimato i pezzi per Road to Bloodshed, i Sanctity tornarono in studio con il produttore, Suecof, che era davvero di ottimo umore. “E' stato così facile, ed anche molto divertente”, afferma London. “Jason è capace di tirar fuori il meglio dalle persone. Ha un ottimo orecchio e individua immediatamente le piccole cose che possono fare la differenza. Ho registrato 14 pezzi in 12 ore, e Derek ha registrato le parti di basso in 3 ore. La chitarra e la voce hanno richiesto più tempo, ma rispetto ad altre band abbiamo lavorato davvero in fretta e ci siamo divertiti.” “E' il nostro primo album e sono davvero emozionato,” rivela McEachern. "Ma guardo avanti e non vedo l'ora di pubblicare il secondo, il terzo e il quarto. Guardo a tutto questo come all'inizio di un processo grandioso per il quale ho aspettato una vita intera." Dai beat acrobatici e le melodie stridule delle chitarre di “Road to Bloodshed” ai riff fuori tempo e alle esplosioni inaspettate di “Brotherhood Of Destruction”, i Sanctity hanno creato qualcosa di virulento, vivace e importante realizzando quel tipo di album che vi fa venire la pelle d'oca al primo ascolto. E continua a farvela venire anche la centesima volta che lo mettete nel vostro hi-fi. I Sanctity potranno anche citare band come i Megadeth, gli Slayer e i Metallica tra le loro principali influenze, ma tra una decina d'anni, una nuova generazione di band potrebbe essere ispirata allo stesso modo da Road To Bloodshed. E dagli album dei Sanctity che seguiranno.












