Pain
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Date Concerti
Membri
Peter Tägtgren
Michael Bohlin
David Wallin Jungefeldt
Johan Husgafvel
“Per me la musica è tutto. Per colpa della musica ho divorziato due volte e ho avuto un sacco di casini. Tuttavia la musica è ancora la cosa più importante al mondo, per me. Viene prima di qualsiasi altra cosa.” Queste sono le parole di Peter Tägtgren, 36 anni, musicista, produttore e mente creativa dei Pain. La sua vita è stata totalmente immersa nella musica, volendo spingersi sempre oltre i confini e portare le sue idee oltre tutti gli estremi logici e illogici. Durante la sua carriera è stato il frontman di due band – gli Hypocrisy, prima, ed ora i Pain – ma anche produttore di band come Celtic Frost, Children Of Bodom, Dimmu Borgir e Immortal, solo per citarne alcune. È diventato uno dei musicisti e produttori più apprezzati della scena svedese. Ma, con il nuovo album dei Pain, “Psalms Of Extinction”, vuole ora portarsi ad un nuovo livello. Ora, è pronto a far diventare i Pain, “la miglior band del suo genere, cazzo. Voglio che questo progetto arrivi a livelli planetari”, sostiene egli stesso. La carriera di Tägtgren è cominciata nella band Hypocrisy, gruppo di atmospheric death metal, che lui stesso ha formato e di cui era il frontman. “Ma nel 1996”, afferma Tägtgren “Ho capito che volevo scrivere musica diversa, basata maggiormente sull'heavy metal. Non volevo cambiare il sound degli Hypocrisy perché non pensavo che la band non avesse più nulla da dire all'interno del suo genere. Volevo, quindi, permettere agli Hypocrisy di continuare la propria strada ma al tempo stesso avevo voglia di sperimentare nuovi sound. Ecco perché ho formato i Pain.” Creato all'inizio come progetto solista in cui Tägtgren suonava tutti gli strumenti, i Pain in origine dovevano rappresentare il concetto di band heavy metal che aveva in mente Tägtgren. Un giorno però accadde qualcosa che cambiò il progetto per sempre. “Presi un PC e cominciai a cazzeggiare con alcuni beat. Una cosa tira l'altra.”, afferma. “E all'improvviso mi trovai a suonare questo genere di musica – comunque la vogliate chiamare! Era solo qualcosa di sperimentale, volevo vedere dove mi avrebbe portato e se mi avrebbe permesso di creare qualcosa di diverso. La sola musica che avevo prodotto fino ad allora era death o black metal, quindi avevo davvero voglia di evolvermi. Pensai di provare qualcosa di diverso e di prendere la direzione dell'elettronica”. Tägtgren scoprì che quel genere ce l'aveva nel sangue. “Mio padre costruiva sintetizzatori e Moog”, ricorda Peter. “Era uno di quei tipi che poteva fare a pezzi un videoregistratore e rimontarlo perfettamente subito dopo costruiva anche schede madri per i computer e cose del genere”. Vedendo il nuovo mondo elettronico che gli si apriva davanti, Tägtgren capì che aveva l'opportunità di portare lontano la sua musica, ben oltre i confini dell'umanamente possibile. “Volevo che la mia musica fosse diversa”, afferma. “Penso che per me sia più interessante dal punto di vista creativo, ma che lo sia anche per le persone che la ascoltano. Penso sia importante intraprendere la strada più difficile, e non fare la solita merda che fanno tutti gli altri”. Questo costituisce una specie di motto personale per Tägtgren, che è alla continua ricerca di un nuovo modo di fare le cose. “In questo nuovo album dei Pain, “Psalms Of Extinction”, ho cercato di fare qualcosa di originale a livello di drum loop. Uno è stato creato, ad esempio, staccando la spina alla chitarra e mettendo in loop quel suono. Ci sono un sacco di cose del genere nell'album. Appena faccio qualcosa la mia mente comincia a chiedersi “Ok, come rendo la prossima cosa che farò ancora più interessante?” In effetti questa voglia di non accontentarsi mai di un ripiego, di spingere le cose sempre oltre, ha caratterizzato tutta la sua vita. “Ho sempre voglia di trovare il limite di un'idea”, ammette. “Ad esempio, ricordo la prima volta che ho comprato un amplificatore Mesa Boogie a metà degli anni '90. Ho continuato a lungo a smanettare intorno a quel coso fino a quando, un giorno, ho ottenuto il suono perfetto, quello che volevo. Sono uscito di casa e il giorno dopo l'ho venduto e ne ho comprato uno nuovo, così da poter ricominciare tutto da capo. Questo è il modo in cui lavoro. È per questo che ogni mio album è un po' diverso dagli altri. Una volta che l'ho scritto mi sento come se avessi concluso il mio lavoro, quindi passo a qualcos'altro. A volte si commettono errori e si prende la direzione sbagliata, altre volte no. In ogni caso, è sempre interessante”. Nel corso dei cinque album dei Pain una cosa è sempre rimasta costante: Peter Tägtgren. Mentre il sound della band si è sviluppato da un rock più tradizionale fino ad un genere industrial, etereo e melodico, Tägtgren è sempre stato al timone del suo progetto, ingaggiando musicisti solo quando deve esibirsi dal vivo. “All'inizio ho pensato di lavorare con nuove persone per questo album”, afferma. “Ho pensato di prendere un nuovo produttore, ad esempio. Ma i miei amici mi hanno detto “Amico, vi uccidereste l'un l'altro nel giro di pochi secondi”. Sapevano perfettamente che se ci fossimo trovati in disaccordo su un'idea tutto sarebbe andato immediatamente a monte.” Molti musicisti di altissimo livello hanno dato il loro contributo in “Psalms Of Extinction”: il bassista degli In Flames Peter Iwers, che ha suonato in due tracks, Alerei Laiho dei Children Of Bodom, che suona un fantastico assolo, ed il batterista dei Motörhead Mikkey Dee. Tuttavia Tägtgren preferisce essere il solo ad avere il controllo “Sono sempre stato così. Mi sono prefissato un obiettivo e voglio raggiungerlo. Mi piace cercare di migliorare costantemente ciò che faccio. Non posso appoggiare il culo su una sedia e lasciar fare le cose ad altri, specialmente se so che non le faranno nel mondo giusto. Sono un ragazzo a cui piace fare di persona le cose. Ecco perché la musica mi ha sempre coinvolto così tanto”. Il processo di scrittura dei pezzi è qualcosa di intenso: si comincia da un'idea suonata con la chitarra e poi ci si costruisce il resto attorno. “Molto presto il tutto diventa pazzesco”, afferma Tägtgren, “Ci aggiungo vari livelli di tastiere, e dopo un po' ne emerge una melodia. Dopo di che inserisco un drum beat molto semplice, alla AC/DC, e comincio a costruire i loop. Diventa tutto sempre più concitante e folle fino a quando mi rendo conto di aver scritto 100 pezzi. E così mi dico “Oddio, che cazzo è successo?” E in quel momento tutto comincia ad avere esattamente il sound come voglio…” Peter ammette di essere stato influenzato da alcune band in passato, come Rammstein e Depeche Mode, ma ora preferisce allontanarsene e creare un nuovo tipo di musica. Tägtgren sostiene, però, che ci sono però dei punti fermi che non devono mancare mai. “Ho sempre detto di voler creare una musica che avesse l'energia degli AC/DC e lo spirito dei Pantera”, afferma. “Ma si deve sentire il beat, il ritmo. É questo che piace alla gente. Se si creano buone melodie conditi alcuni riff heavy, allora si crea davvero qualcosa che la gente può apprezzare. Penso che questo sia il motivo per cui la mia musica attraversa generi diversi. E questo è anche il motivo per cui ai miei live ci sono bambini di 6 anni ma anche uomini di 60, rockers, bikers, amanti del genere death e metallari di vecchio stampo.” E potete stare certi che Peter Tägtgren non si fermerà mai. Continuerà ad evolversi per portare i Pain ai livelli che si meritano. I problemi con le label precedenti, la sfortuna e le varie battute di arresto gli hanno impedito finora di portare davvero lontano il suo progetto. Questo ha contribuito a renderlo ancora più determinato. “E' sempre stata una battaglia”, afferma. “Non c'è mai stata fortuna nel mondo dei Pain, ho dovuto lavorare per ottenere qualsiasi cosa. Mi piace che sia così. Non posso mai rilassarmi o abbandonare il timone della nave. Sono sempre sull'orlo di una crisi di nervi – e questa per me è la condizione migliore al mondo.”