Machine Head
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Robert Flynn
Phil Demmel
Adam Duce
Dave McClain
E così si ricomincia... 18 tracce interpretate a cappella dal cantante e chitarrista Robb Flynn per una cupa e inquietante melodia in latino. Le parole? "Sangre Sani" (Sangue Santo), "Bellator Inferni" (Guerriero di Fuoco), "Caede" (Assassino), "Edemarde" (suicidio) e un ultimo sussurro: "Morte"... così si apre la sonata in tre parti "I Am Hell" (nata su suggerimento del chitarrista Phil Demmel).

Narrazione e linguaggio dipingono un quadro chiaro e inequivocabile: la storia di un'incendiaria. "Le donne piromani sono considerate dei mostri in ambito psicologico", spiega Flynn ricordando il frutto delle proprie ricerche. "Mentre l'uomo commette atti orribili per rabbia, sete di controllo o dominio, la donna agisce unicamente per... amore".

L'affievolirsi conclusivo degli oltre 8 minuti in suoni dominati da doppia chitarra e violoncello porta in primo piano una'inconfutabile verità: i MACHINE HEAD hanno tutta l'intenzione di tracciare un segno indelebile al loro passaggio, decisi a seguire il cammino scelto senza preoccuparsi troppo di ciò che altre band metal possono e potrebbero fare. Con il loro settimo album, "Unto The Locust", i MACHINE HEAD invitano fan e critica di tutto il mondo ad assistere alla distruzione di tutte le regole conosciute, fino a cambiare radicalmente le carte in tavola.

"È la naturale evoluzione di 'The Blackening', ma non commettete errori, non volevamo scrivere un 'The Blackening II'!", spiega Robb Flynn. A conti fatti, non si tratta di una dichiarazione coraggiosa ma consapevole. Allora, perché cambiare le cose dopo aver pubblicato un disco insignito dei titoli "Album Of The Year" e "Riff Of The Year" e acclamato senza riserve dalla stampa specializzata?

"Volevamo metterci alla prova. Tutti ci chiedevano: 'Come riuscirete a superare The Blackening?'", continua Flynn. "Ho iniziato a comporre utilizzando unicamente una chitarra classica e, una volta buttate giù le prime idee, ho contatto Dave [McClain, batteria] e abbiamo iniziato a jammare. 'This Is The End' è una delle canzoni più tecniche, brutali e veloci che abbiamo mai scritto. Abbiamo impostato tutto su livelli molto alti e da lì siamo partiti. È stata una grande sfida". Nonostante le molte innovazioni, la band non ha perso la propria identità, riuscendo a restare se stessa. "Sembra che ancora non sia in grado di scrivere una dannata canzone sotto i 6 minuti", conclude divertito Flynn.

Indipendentemente dalla durata, i brani presenti in "Unto The Locust" sono compatti e realizzati con perizia artigianale. Le brevettate armonie da sempre presenti nel suono dei MACHINE HEAD sono ora compensate da influenze di chitarra classica e archi, fino a produrre una sorta di simultanea reazione intellettuale e gutturale. In altre parole, ascoltando il thrash viscerale di "This Is The End" è facile intuire come la band abbia affinato ed elevato il proprio stile. "Volevamo mantenere inalterato il cuore del suono dei Machine Head e renderlo, allo stesso tempo, più grande ed epico. Ora posso finalmente dirlo: abbiamo raggiunto il nostro scopo".

A fare da cornice alla produzione, il Jingle Town Recording Studios di Oakland (California), dove Flynn ha gestito, per la terza volta consecutiva, l'intera produzione. Il mix è stato affidato a Juan Urteaga e supervisionato dallo stesso Flynn. Ai due si è unito il team composto da Colin Richardson, Carl Bown e Martyn Ford. L'intero processo si è protratto per 4 mesi e ha visto, inoltre, l'intervento dei Quartet Rouge: quartetto d'archi presente in 3 delle 7 canzoni contenute nel disco.

"Solo sette brani?!"
si è inizialmente stupido Monte Conner (A&R Roadrunner Records). Flynn sorride ricordando la prima reazione del suo vecchio amico. "Un paio di brani si aggirano sugli 8 minuti e suonano come un unico album!", fa eco divertito McClain. "Be Still and Know", il cui titolo trova ispirazione nel Salmo 46 del Nuovo Testamento, poco si discosta da una corsa sulle montagne russe. "Lottare. Lottare e vincere, con la consapevolezza che l'unico modo per vedere la luce in fondo al tunnel è farla risplendere in se stessi". Spiega Phil Demmel. "Darkness Within" è molto più che una ballata, è la testimonianza di una nuova e divera presa di coscienza. Una canzone che elogia la forza redentrice della musica. Una ferita aperta grondante di emozioni, pronta a chiudersi intorno all'inno "Who We Are" e a mostrare uno dei testi più profondi composti da Flynn. Il tutto avvalorato da un coro di bambini tra le cui fila trovano posto i figli del cantante, il figlio di Phil e le due figlie di Urteaga.

A differenza dell'insetto che da il titolo al disco, "Unto The Locust" non vola senza controllo ma affronta una sicura e precisa ascesa. In continua crescita rispetto a tutte le possibili previsioni legate all'andamento del mercato musicale, i MACHINE HEAD continuano la personale scalata, forti delle scelte operate. È difficile isolare una sola causa. Come spesso accade in simili situazioni, si tratta del risultato di una serie di eventi concatenati, eventi lontani da ogni possibile compromesso. I MACHINE HEAD scrivono la musica che amano. "Le persone rispettano i rischi musicali che ci siamo presi. Potrebbero essere spiazzate in un primo momento, ma ci hanno sempre permesso di espandere i nostri confini. Non è una cosa che tutte le band possono fare. Le persone ti rispettano quando porti avanti con orgoglio e coerenza scelte difficili e coraggiose".

Si può apprezzare appieno il livello attuale della band ritornano con la mente agli inizi degli anni '90 e al metal nato nella Bay Area. "È stato un periodo davvero strano", ricorda il bassista Adam Duce. "Tutti avevano smesso di suonare pesante e sembravano più interessati a una sorta di metal radiofonico, o a quell'orribile combinazione di metal e funk tanto popolare in quegli anni... avevamo una sola domanda: 'cosa c'è di sbagliato ad essere pesanti?'" E così hanno fatto. Muovendosi da un magazzino condiviso con quattro band punk di Emeryville, piccolo paese alimentato a birra e vodka, ai primi show locali a fianco di band come Rancid e Napalm Death. Il primo demo della band - registrato con un budget di 800$ nella camera da letto di un amico, con gli ampli nel bagno - portava con sé i chiari segni di quanto sarebbe ben presto seguito. È stato questo demo ad attirare l'attenzione di Roadrunner Records e a portare alla conseguente pubblicazione di "Burn My Eyes" (1994).

Il suono dei MACHINE HEAD è divenuto punto di riferimento per le nuove generazioni metal, fino a dominare l'attuale mercato estremo. Mai realmente a proprio agio all'interno dei confini delineati da tendenze e ambiente, la band ha sempre cercato la propria dimensione. Per anni i MACHINE HEAD sono rimasti ai confini della scena metal, mai realmente compresi e mai realmente accettati dai media musicali. Ma nel corso della sconcertante e spesso controversa carriera (giunta al diciasettesimo anno), la band ha espanso senza sosta la propaia presenza e la propria fanbase, fino a escludere ogni altra possibilità: il mondo è stato costretto ad accorgersi di quanto stava accadendo. Mossi da una feroce determinazione, i MACHINE HEAD hanno bloccato l'universo esterno e forgiato quello che ben presto sarebbe diventato il suono del metal moderno.

Come per ogni realtà con una carriera quasi ventennale alle spalle alti e bassi non sono mancati. Ma i MACHINE HEAD non sono disposti a inchinarsi davanti a nessuno quando si tratta della loro musica. Senza alcuna hit radiofonica, con "Through the Ashes of Empires" (2003) e "The Blackening" (2007) Flynn e compagni hanno sfidato le proprie capacità e composto album pronti a demolire ogni barriera imposta. Armonie di basso e chitarra, assoli, intricate e selvage parentesi thrash e liriche complesse pronte a cedere il passo a riff minacciosi e primitivi hanno portato alla creazione di uno dei capolavori del metal contemporaneo. Ma non tutti la pensano in questo modo. Come il controverso video "Davidian", bandito da MTV nel 1994, anche i testi presentati nel 2007 sono andati incontro a polemiche, con il rischio di implicazioni di più ampio riscontro, fino al pericolo di essere banditi da alcuni locali e di veder etichettare i propri fan come "violenti" e "provocatori". Ma, alla fine, la band non poteva essere fermata. Con l'aiuto dei molti sostenitori hanno ripreso la propria strada, suonando concerti last-minute in locali suggeriti dai fan, finché il pubblico di tutto il mondo li ha consacrati quali inauguratori di una nuova era.

Ora, alla viglia della pubblicazione di "Unto The Locust", loro più ardita e complessa opera, i MACHINE HEAD promettono un album scritto da amanti della musica per amanti della musica. Il mondo pop alla moda e gli ascoltatori casuali della rete non troveranno nulla qui. Le persone che amano la musica e che sanno che la musica le può salvare: per loro "Unto The Locust" assumerà ben presto un significato importante e indiscutibile. A darne conferma, le parole di Robb Flynn in "Darkness Within", inquietante traccia acustica: "pray to music build a shrine, worship in these desperate times, fill your heart with every note, cherish it and cast afloat, because God is in these clef and tone, salvation is found alone, haunted by its melody, music it will set you free... let it set you free".

Questo è "Unto The Locust".


MACHINE HEAD
Robb Flynn voce e chitarra
Phil Demmel chitarra
Adam Duce basso e voce
Dave McClain batteria
09.02.2010, Alcatraz, Milano Machine Head @ Alcatraz, Milano | 09.02.2010 | Foto di Stefano Cremaschi Machine Head @ Alcatraz, Milano | 09.02.2010 | Foto di Stefano Cremaschi Machine Head @ Alcatraz, Milano | 09.02.2010 | Foto di Stefano Cremaschi Machine Head @ Alcatraz, Milano | 09.02.2010 | Foto di Stefano Cremaschi Machine Head @ Alcatraz, Milano | 09.02.2010 | Foto di Stefano Cremaschi Machine Head @ Alcatraz, Milano | 09.02.2010 | Foto di Stefano Cremaschi Machine Head @ Alcatraz, Milano | 09.02.2010 | Foto di Stefano Cremaschi Machine Head @ Alcatraz, Milano | 09.02.2010 | Foto di Stefano Cremaschi Machine Head @ Alcatraz, Milano | 09.02.2010 | Foto di Stefano Cremaschi Machine Head @ Alcatraz, Milano | 09.02.2010 | Foto di Stefano Cremaschi Machine Head @ Alcatraz, Milano | 09.02.2010 | Foto di Stefano Cremaschi Machine Head @ Alcatraz, Milano | 09.02.2010 | Foto di Stefano Cremaschi Machine Head @ Alcatraz, Milano | 09.02.2010 | Foto di Stefano Cremaschi Machine Head @ Alcatraz, Milano | 09.02.2010 | Foto di Stefano Cremaschi Machine Head @ Alcatraz, Milano | 09.02.2010 | Foto di Stefano Cremaschi Machine Head @ Alcatraz, Milano | 09.02.2010 | Foto di Stefano Cremaschi Machine Head @ Alcatraz, Milano | 09.02.2010 | Foto di Stefano Cremaschi Machine Head @ Alcatraz, Milano | 09.02.2010 | Foto di Stefano Cremaschi Machine Head @ Alcatraz, Milano | 09.02.2010 | Foto di Stefano Cremaschi Machine Head @ Alcatraz, Milano | 09.02.2010 | Foto di Stefano Cremaschi Machine Head @ Alcatraz, Milano | 09.02.2010 | Foto di Stefano Cremaschi Machine Head @ Alcatraz, Milano | 09.02.2010 | Foto di Stefano Cremaschi Machine Head @ Alcatraz, Milano | 09.02.2010 | Foto di Stefano Cremaschi Machine Head @ Alcatraz, Milano | 09.02.2010 | Foto di Stefano Cremaschi Machine Head @ Alcatraz, Milano | 09.02.2010 | Foto di Stefano Cremaschi Machine Head @ Alcatraz, Milano | 09.02.2010 | Foto di Stefano Cremaschi Machine Head @ Alcatraz, Milano | 09.02.2010 | Foto di Stefano Cremaschi Novembre.2008 Amsterdam (NL) Machine Head live @ Amsterdam (NL) MACHINE HEAD Live @ Amsterdam (NL), Foto by Tibor Kujis Machine Head Live @ Amsterdam (NL) MACHINE HEAD Live @ Amsterdam (NL), Foto by Tibor Kujis Machine Head Live @ Amsterdam (NL) MACHINE HEAD Live @ Amsterdam (NL), Foto by Tibor Kujis Machine Head Live @ Amsterdam (NL) MACHINE HEAD Live @ Amsterdam (NL), Foto by Tibor Kujis Machine Head Live @ Amsterdam (NL) MACHINE HEAD Live @ Amsterdam (NL), Foto by Tibor Kujis Machine Head Live @ Amsterdam (NL) MACHINE HEAD Live @ Amsterdam (NL), Foto by Tibor Kujis Machine Head Live @ Amsterdam (NL) MACHINE HEAD Live @ Amsterdam (NL), Foto by Tibor Kujis Machine Head Live @ Amsterdam (NL) MACHINE HEAD Live @ Amsterdam (NL), Foto by Tibor Kujis Machine Head Live @ Amsterdam (NL) MACHINE HEAD Live @ Amsterdam (NL), Foto by Tibor Kujis Machine Head Live @ Amsterdam (NL) MACHINE HEAD Live @ Amsterdam (NL), Foto by Tibor Kujis Machine Head Live @ Amsterdam (NL) MACHINE HEAD Live @ Amsterdam (NL), Foto by Tibor Kujis Machine Head Live @ Amsterdam (NL) MACHINE HEAD Live @ Amsterdam (NL), Foto by Tibor Kujis Machine Head Live @ Amsterdam (NL) 06.12.2007 The Black Crusade, Alcatraz (MI) The Black Crusade 2007, Machine Head Live @ Alcatraz, Milano (I) MACHINE HEAD 06 dicembre 2007 live @ Alcatraz (MI) Foto by Barbara Francone Robb Flynn @ Alcatraz (MI) MACHINE HEAD 06 dicembre 2007 live @ Alcatraz (MI) Foto by Barbara Francone Robb Flynn - 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