C'è un motivo se i loro fan indossano elmi Vichinghi e brandiscono spade vere (o di plastica) durante i live della band. Formatisi in nome dell'amore per il classic metal e cresciuti a pane, fantasy e mitologia, i 3 Inches of Blood si scagliano contro gli “infedeli”, difendendo la propria fede musicale da circa otto anni.
Durante la loro carriera, la band ha fatto uscire due album e ha imbrattato la terra con schizzi rosso sangue durante i tour con Satyricon, Black Dahlia Murder, Motorhead e Cradle of Filth. Risultati di cui i devoti guerrieri vanno fieri, considerando che sono originari di Vancouver, British Columbia, un paese che non rappresenta certo la Camelot dell'heavy metal. E con il nuovo album, Fire Up the Blades, i 3 Inches of Blood sono riusciti ad andare oltre i loro successi precedenti, realizzando una dozzina di inni che si affrontano, si squartano e urlano come guerrieri di una battaglia Medievale.
“Questo album rappresenta il fabbro intento a forgiare le spade mentre noi ci prepariamo a combattere”, afferma il cantante Jamie Hooper. “Stiamo forgiando l'acciaio che useremo per annientare i poser dell'heavy metal. In ogni città in cui suoneremo le strade si accenderanno del rosso del loro stesso sangue.”
Con "Fire Up the Blades" i 3 Inches of Blood dimostrano che il miglior modo per tener testa ai cambi di direzione dell'heavy metal è scrivere musica che viene dal cuore e che non ha niente a che fare con quella proposta dalle innumerevoli band che sfruttano le mode musicali del momento. Per questo motivo la band si ispira ai propri artisti preferiti, tra cui Iron Maiden, Judas Priest, Mercyful Fate, Manowar ed Enslaved e mescola tutte queste influenze per creare la propria pozione letale. Ancora una volta i 3 Inches of Blood dimostrano grande abilità nel cavalcare ben saldi sul loro cavallo attraverso i regni dei riff potenti e dell'headbanging violento. Tuttavia Fire Up the Blades dimostra di essere molto più oscuro e aggressivo di Advance and Vanquish, l'album del 2004 acclamato dalla critica di tutto il mondo. “Demon's Blade” si apre con un thrash aggressivo e tecnico e culmina con armonie di twin guitar che si stagliano su growl potenti, mentre “Infinite Legions” presenta grandinate di beat a raffica e crescendi orchestrali, il tutto condito da riff agguerriti.
“Questo album è stato influenzato da birra di bassa qualità, da innumerevoli tirate dal bong e dall'ascolto di musica black a luci spente”, afferma Hooper. “Non suona spudoratamente black metal, rispecchia perfettamente il nostro sound. Ma al tempo stesso è una versione più veloce e più intensa della nostra musica.”
"Fire Up The Blades" segna il debutto in sala di registrazione di quattro dei sei membri della band. Hooper, che è il co-fondatore del gruppo, e la seconda voce Cam Pipes sono gli unici soldati ad essere tornati a casa dopo l'ultima battaglia. A loro si sono uniti i chitarristi Shane Clark e Justin Hagberg, il bassista Nick Cates e il batterista Alexei Rodriguez. La lineup è cambiata, ma l'immagine della band è rimasta la stessa, mentre il livello tecnico è di gran lunga superiore a quello dell'ultimo album.
“A volte quando una band cambia i componenti sembra quasi che si stia facendo un grande passo indietro. Per noi è stato, invece, un grande passo in avanti,” afferma Hopper. “I ragazzi che si sono uniti a noi erano al meglio, e ciò ha portato tutti ad impegnarsi di più, riuscendo a fare cose che prima non avremmo potuto fare.”
Ad aggiungere maggiore violenza e rabbia è stato il batterista degli Slipknot Joey Jordison, che ha prodotto il disco. Jordison è diventato un fan dei 3 Inches of Blood nel 2004, quando ha sostituito il batterista dei Satyricon durante un tour in cui i 3 Inches of Blood facevano da guest. “Quando ha saputo che stavamo lavorando ad un nuovo disco ci ha chiesto se avremmo voluto collaborare con lui, e noi abbiamo detto immediatamente 'Certo, amico!' afferma Hooper. “Joey ha dato nuova prospettiva ai pezzi e ci ha aiutato a lavorare ad alcune parti e ad alcuni arrangiamenti. Oltretutto lui è una vera e propria enciclopedia del black metal, quindi ci siamo seduti tutti insieme e bevendo litri di Pabst Blue Ribbons abbiamo parlato di necro black metal tutto il tempo. È stato fantastico”.
I 3 Inches of Blood hanno cominciato a scrivere "Fire Up The Blades" nel 2006 e hanno composto la maggior parte dei pezzi in una casa che hanno preso in affitto a tracoma, Washington. La band è entrata in studio con Jordison ad ottobre e ha registrato in tre diversi studi di Vancouver (The Armory, Mushroom Studios e Hipposonic) prima di ultimare la produzione ai London Bridge Studios di Seattle.
“Durante le registrazioni il nostro fonico ha visto un fantasma ma, a parte questo, tutto è andato alla grande,” afferma Hooper. “Nessuno di noi ha perso la pazienza o si è messo ad inveire contro gli altri. Abbiamo passato il tempo a bere, divertirci e produrre grandi quantità di metal”.
Hooper ha co-fondato i 3 Inches Of Blood a Victoria, British Columbia, nel 2000. Oltre ad un gruppo di musicisti che poi lasciarono la band, la band era composta dal cantante Cam Pipes, le cui urla stridule ed acute contrastano, ma allo stesso tempo collimano, con il growl brutale di Hooper. Nel 2001 il gruppo realizzò l'album di debutto, Battlecry Under a Winter Sun, che fu pubblicato da un'etichetta di proprietà di un negozio di dischi della loro zona. Quando il negozio chiuse, i 3 Inches of Blood autofinanziarono nuove copie dell'album che grazie a pezzi come “Destroy The Orcs”, “Skeletal Onslaught” e “Headwaters of the River of Blood” ha gettato le basi dello stile epic della band.
“Quando abbiamo cominciato a suonare molti di noi venivano dalla scena underground, in cui molte band vogliono esprimere un messaggio tramite la propria musica”, afferma Hooper. “Io appoggio questo pensiero, ma noi volevamo formare una band che si divertisse a fare musica e che si lasciasse andare. La musica che ci piace e che ci rende felici è il classic metal. E, visto che tutti noi siamo fan di film cazzoni e racconti fantasy, abbiamo deciso di incorporare questi elementi nella nostra musica.”
Colpita dalla devozione e dalla determinazione della band, la Roadrunner Records ha messo sotto contratto i 3 Inches of Blood e nel 2004 ha pubblicato Advance and Vanquish, un album che ricorda i dischi migliori di band come Running Wild, Grave Digger, Iron Maiden, Judas Priest e Diamond Head. L'album è stato un trionfo ma, allo stesso tempo, è stato anche molto sofferto. “Abbiamo composto un sacco di stronzate prima di riuscire a mettere insieme i pezzi da inserire in quell'album,” afferma Hooper. “Il primo giorno di registrazione il batterista e il bassista lasciarono la band. Quindi abbiamo dovuto rimpiazzarli con ragazzi che imparavano i pezzi mano a mano che li registravamo. E, una volta concluse le registrazioni, anche i due chitarristi abbandonarono il progetto. Poi, però, sono entrati nella band due nuovi chitarristi [Hagberg e Clark] e ci siamo detti “Ok, lasciamoci tutto alle spalle.”
E tutto ciò ci riporta a "Fire Up The Blades", un album che unisce grande abilità musicale, riff potenti e più mostri e distruzione di quelli presenti in un gioco di Dungeons & Dragons. I 3 Inches of Blood non parlano più di pirati e cyborg: ora raccontano di un'era oscura e mistica in cui grandi bestie vagavano per la terra, un tempo in cui la forza di un uomo era data dalla resistenza della sua armatura e dal potere della sua spada.
“Il tema principale che percorre l'album è l'unione che si instaura tra gli uomini in battaglia,” dichiara Hooper. “Ma molti pezzi parlano anche di demoni cristiani immaginari che disseminano la terra di uragani e vortici d'aria, per così dire. È uno scenario catastrofico post apocalittico, come il deserto sterile dei film della serie Mad Max. Uno scenario che non lascia via di scampo”.
I 3 Inches Of Blood non vedono l'ora di vedere la reazione dei fan nei confronti di questo nuovo album, ed aspettano con impazienza il ritorno dei ragazzini con le spade e gli elmi. Ma sono anche curiosi di vedere i nuovi fan fuori di testa che andranno ai loro concerti. “Ora la nostra musica è più estrema, ma i nostri fan sanno essere ancora più estremi”, afferma Hooper. “A Cincinnati un fan è salito sul palco con la testa di un maiale infilzata su un bastone. Ad un certo punto è caduto e la testa del maiale è rotolata sul palco. Abbiamo dovuto calciarla varie volte per toglierla dai piedi. Un'altra volta a Fargo, nel Nord Dakota, un tipo è arrivato tenendo sul capo la testa mozzata di un cervo. La lingua dell'animale penzolava dal muso ed usciva talmente tanto sangue da imbrattare che tutta la faccia del ragazzo. Come si può essere più metal di così, cazzo?”.
Buttatevi a capofitto in The Blades e scopritelo di persona.













